L’invenzione dell’arte nell’ Italia del Rinascimento

by Edouard Pommier
09 August 2014


 

" [...] ma la natura la da sempre scema,
similmente operando a l'artista
ch' a l'abito de l'arte ha man che trema. " (Dante, canto XIII del Paradiso)

Inizia così il saggio di Edouard Pommier, illustre Storico dell'arte e membro di lunga data dell'Ecole francaise de Rome.

Quando all’inizio della recensione sul Manierismo abbiamo fatto riferimento a questo saggio, sapevamo perfettamente si trattasse di un'opera letteraria di fondamentale importanza per la storiografia artistica moderna.

L’importanza del testo risiede nella sua capacità narrativa, svolta con assoluta caparbietà da parte di Pommier che intraprende un viaggio lungo tutto il secolo. Un viaggio che parte dall’opera d’arte, dalla sua invenzione e celebrazione fino al punto di non ritorno: l’acquisizione del “diritto d’immagine” dell’artista che l’ha concepita.

Dalla rinascita Fiorentina dell’ ”arte degli antichi” (la maniera greca) di Giotto, all’interno del dibattito tra arti meccaniche e arti liberali, attraversando le discussioni di testimoni irrinunciabili come Giorgio Vasari o Leon Battista Alberti. Dall’emancipazione dell’arte come imitazione della natura, passando per la riappropriazione della realtà di Masaccio finendo poi, molti anni più tardi, con la divina consacrazione delle opere di Michelangelo. Insomma..da artigiani ad artisti, da fabbricanti a brillanti speculatori intellettuali.

Dice il sonetto dell’ottimo artista (Michelangelo, Rime, 151):

“Non ha l’ottimo artista alcun concetto
C’un marmo in se non circoscriva
Col suo superchio, e solo a quello arriva
La man che ubbidisce all’intelletto.”

Con queste parole Michelangelo sancisce la nuova consapevolezza della sua arte, che sarà poi il punto più alto di tutta l’arte Rinascimentale. Così pittura, scultura ed architettura si siedono senza invidia accanto alla poesia… Ut pictura poesis diceva Orazio.    

 

Simone Lombardo

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