1913 L’anno prima della tempesta

by Florian Illies
25 July 2014

Si può agevolmente partire dalla fine e pescare alla rinfusa nella ricchezza di fatti, notizie e aneddoti portentosi di cui il libro è disseminato. 1913, L’anno prima della tempesta è una miniera inesauribile di intersezioni, in prevalenza artistiche e culturali, esaltate dal taglio apparente di annuario che l’autore – Florian Illies, storico dell’arte, editorialista di Frankfurter Allgemeine Zeitung e allo stesso tempo direttore di Zeit – sceglie come modello narrativo. È il 31 dicembre 1913, l’ultimo giorno del protagonista assoluto di questo testo, e una tavola in pioppo bianco di Lombardia viaggia da sola in un vagone privato, sul treno direttissimo Milano-Parigi. Nelle parole di Illies: “aveva lasciato il Louvre che era un dipinto e vi tornava come un mistero glorioso”.

 

Il ritrovamento della Gioconda occupa qualche pagina in più del solito in questa carrellata incessante che, per il resto, toglie sistematicamente il fiato al lettore: perché ogni riga trabocca di avvenimenti e si fa fatica a seguire tutte le vicende impagabili che riempiono i dodici mesi in questione. Nei primi giorni dell’anno, ad esempio, si incrociano a Vienna tre uomini: il primo è in missione segreta per conto del suo paese e si nasconde sotto pseudonimo da una coppia di ospiti, i Trojanovskij; il secondo dipinge acquarelli nel parco di Schönbrunn e il terzo, ad appena ventun anni, fa il collaudatore di automobili. La Storia si diverte, con alcuni anni di anticipo, a concentrare negli stessi metri quadri tre protagonisti assoluti del secolo breve: nell’ordine Stalin, Hitler e Tito. Ma è nel racconto minuzioso della vita quotidiana di alcuni fra i più grandi intellettuali del tempo – uomini e donne artefici di una rivoluzione gigantesca nel modo di concepire un’opera d’arte, di qualunque forma essa sia espressione – che il lavoro di Illies assume una forza incomparabile. Scopriamo così che nel 1913, all’alba dei cinquant’anni, Gustav Klimt abita ancora con la madre; che Virginia Woolf dà alle stampe il suo primo romanzo, La crociera, e che fino al 1929 se ne venderanno soltanto 479 copie; che Franz Kafka scrive un paio di lettere di oltre trenta pagine alla sua Felice, chiedendole di sposarlo e allo stesso modo mettendola in guardia dal rischio che questo accada davvero; che Rilke si muove continuamente fra tutte le donne della sua vita: le amanti, le sorelle ‘maggiori’ e le innumerevoli benefattrici; in settembre Freud e l’allievo ribelle Jung se le danno di santa ragione nel IV Congresso Internazionale della Società Psicoanalitica.  Si procede così senza sosta per trecento pagine, fino a quando l’autore segnala due rivoluzioni intellettuali che cambieranno per sempre il corso della produzione artistica internazionale. Sul finire di questo incredibile anno Marcel Duchamp, nel suo appartamento di Parigi monta una ruota singola di bicicletta su un comune sgabello di cucina. E qualche giorno più tardi, mentre nelle mani del francese gira il primo ready-made, a Mosca viene dipinto uno straordinario Quadrato nero su fondo bianco, ad opera di Kazimir Malevic. Due contemporanei punti di arrivo per l’arte e l’inizio di qualcosa tremendamente nuova. Rivoluzione suggellata, come se non bastasse, da un attacco come questo: “per molto tempo sono andato a letto presto”. Incipit di una delle tre opere che hanno reinventato il romanzo moderno, quel Dalla parte di Swann che Marcel Proust pubblica a sue spese e che rappresenta il primo atto della monumentale Recherche.

 

Un libro che oltre a lasciare sbalorditi consegna a chiunque il dilemma del sottotitolo: come è potuto accadere che ad un anno così straordinariamente fertile sul piano dell’innovazione culturale - nel quale erano all’opera le più suggestive intelligenze di un intero secolo - sia poi seguita la tragedia immane della grande guerra?        

The Italian BookClub Staff

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