Alle origini dell'apera d'arte contemporanea

by Claudio Zambianchi e Giuseppe di Giacomo
19 September 2014

Nella prima metà del secolo […] prevale un'interpretazione dell'opera d'arte come autosufficiente, fine a se stessa, basata sull'uso sempre più “puro” dei mezzi espressivi specifici delle arti visive (linea, colore, composizione). Poco dopo la mestà del secolo […] l 'autosuficienza della forma viene messa in discussione […] e la nozione di originalità dell'opera d'arte […] entra in crisi.

 

E' la prima pigina di un testo fondamentale per le nuove ricerche estetiche della critica artistica postmoderna. Claudio Zambianchi e Giuseppe di Giacomo, in una eccellente condivisione d'intenti tra Arte e Filosofia, compongono una mappatura genetica all'interno del XX secolo, un antologia di saggi atti a recuperare il senso del cambiamento promosso dall'arte nel passaggio tra Moderno e Contemporaneo. Sentiremo parlare di parole come percezione, astrazione, improvvisazione, casualità.

 

Se nel recente passato Realismo ed Impressionismo, ognuno a modo proprio, si riferivano all'oggetto e/o alla cosa guardata, alle soglie del Novecento, è chi guarda a mettersi in discussione. E questo vuol dire che se prima la forma veniva studiata attraverso le diverse visioni possibili, o piuttosto riprodotta cosi come si presentava agli occhi dell'artista, dopo la scoperta della fotografia (non unica motivazione ma tra le prime a venirci in mente), l'arte comprende che non avrebbe più potuto, ne voluto continuare a comportarsi come mero reportage quotidiano. Se la Storia cambia, anche i suoi mezzi espressivi cambiano; se l'immagine stampata aveva il potere di riprodurre l'oggetto cosi come era, ed a fermare in più il passaggio del tempo in un solo eterno istante permanente, cosa poteva fare l'arte ora per rendersi autonoma? Quali esperienze poteva percorrere in alternativa a quelle che già conosceva? Come evolvere in qualcosa di diverso?

 

 

 

Tutti gli interpreti presenti in questo testo non faranno altro che rispondere a queste domande. Ma alla fine, dopo essersi persi nel mare delle contemplazioni concettuali, tutte estremamente pertinenti e brillantemente esposte, ritroveremo come unico punto fermo un fatto: ciò che conoscevamo non avrà più alcun senso. L'arte è cambiata e non potrà più tornare indietro.

 

 

Simone Lombardo

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